Materiale Edile

Qualsiasi edificio è costantemente esposto ad aggressioni esterne, che possono variare in base all’ambiente in cui è posizionato.

Smog, monossido di carbonio e piogge acide sono solo alcuni fattori che possono contribuire al deterioramento delle opere in calcestruzzo armato, per non parlare della presenza sulle pareti di irregolarità o cavillature, le quali costituiscono ulteriore problematica poiché favoriscono le infiltrazioni, che a loro volta contribuiscono al degrado dell’edificio.

La carbonatazione del calcestruzzo

Uno tra gli agenti che più favorisce il deterioramento del calcestruzzo è rappresentato dall’anidride carbonica. Questo gas, combinandosi con la calce, la trasforma in carbonato di calcio, calcare, e vapore acqueo e ne modifica il ph. Se questo scende sotto un valore di 11, l’ambiente si trasforma in un luogo ostile per i ferri di armatura, i quali diventano così vulnerabili agli attacchi di ossigeno ed acqua, quindi si arrugginiscono.

Se un mm di acciaio arrugginisce, questo aumenta il suo volume di circa sette volte. Nello spazio presente tra calcestruzzo ed i ferri di armatura non vi è spazio per alloggiare anche la ruggine e, poiché il processo di ossidazione diviene inarrestabile, questa comincia a spingere il copriferro verso l’esterno. Tale condizione induce degli stati tensionali di trazione ai quali il calcestruzzo non può resistere, di conseguenza si rompe, portando il copriferro a distaccarsi dall’elemento.

Questo fenomeno prende il nome di carbonatazione del calcestruzzo, e determina un’importante riduzione della durata e della sicurezza di una struttura.

I danni della carbonatazione del calcestruzzo

Quando il calcestruzzo subisce il processo di carbonatazione può provocare danni ingenti, e non solo di natura estetica. La problematica si presenta soprattutto a livello strutturale, poiché l’area dei ferri d’armatura prevista dal progetto dell’edificio non è più rispettata a causa della ruggine che ha consumato, più o meno evidentemente, l’acciaio.

Cosa fare in questi casi

Quando un edificio è soggetto a carbonatazione è necessario correre immediatamente ai ripari.

La prima cosa da fare è quella di preparare al meglio il supporto, questo perché qualsiasi prodotto, per quanto tecnologicamente e prestazionalmente avanzato, potrebbe perdere di efficacia se tale step viene ignorato. Le superfici, quindi, per garantire la massima aderenza al supporto, dovranno essere adeguamente pulite di tutte le porzioni di materiali distaccate o in fase di distacco. Essa può avvenire manualmente o meccanicamente, purché il tutto sia accurato per non vanificare l’utilizzo dei prodotti.

Effettuata questa prima fase è necessario poi procedere con la passivazione dei ferri di armatura. In pratica sarà necessario trattare gli stessi con uno strato sottile di malta per prevenire nuove corrosioni e creare uno strato di aggancio per successivi trattamenti per il ripristino volumetrico. A tal proposito, l’azienda Weber, fornisce una malta passivante denominata webertec fer che offre altissime prestazioni tecniche e tecnologiche, fondamentali in uno step delicato come quello della passivazione. Dopodiché si procede con il ripristino geometrico, ovvero la ricostruzione vera e propria del calcestruzzo deteriorato, il quale, in funzione di cosa va ripristinato, richiede l’utilizzo di un prodotto anziché un altro.

Ed ecco che giungiamo così all’ultimo step: quello della protezione superficiale. Gli elementi ripristinati devono essere sempre finiti con degli speciali prodotti protettivi, quindi capaci di frenare e / o prevenire qualsiasi processo degenerativo. Nel dettaglio è necessario utilizzare sempre prodotti con specifiche funzioni anti-carbonatanti. Obiettivo di questo trattamento è la protezione dell’edificio dall’azione degli agenti aggressivi esterni che potrebbero riportare ad uno stato di carbonatazione del calcestruzzo.

Tali prodotti sono in genere disponibili in diverse colorazioni, in modo da adattarsi al meglio alle caratteristiche complessive dell’edificio, rispettando a pieno l’estetica anche a seguito di un intervento di ripristino del calcestruzzo deteriorato e degradato.