smaltimento del fotovoltaico

Energia Fotovoltaica

La questione dello smaltimento e dell'augurabile riciclaggio del materiale fotovoltaico è inscindibilmente legata a quelle delle sue installazione e messa in uso, andando a costituire spesso un deterrente per il privato alla creazione dell'impianto stesso. Fatto noto è che la dismissione di uno di questi impianti debba in media avvenire a diciannove/vent'anni trascorsi dalla sua prima messa in opera... una durata certo non lunga, ennesimo fattore che può indurre gli astanti a considerare l'impresa come non corrispondente alla spesa.

Cos'è e come avviene lo smaltimento fotovoltaico?

Dunque? Ovvio che alla base del problema di smaltimento del fotovoltaico, ci sia prima di tutto la stessa materia di cui i pannelli sono costituiti: a tal proposito, occorre quindi sfatare il credo della sua irreciclabilità.

Lo smaltimento del fotovoltaico: i materiali

Le tipologie di impianto fotovoltaico esistenti sono riducibili a due sostanziali.

La prima, e maggiormente diffusa, prevede pannelli composti precipuamente di silicio, elemento non solo presente in natura e dunque del tutto inartificiale e atossico, ma già utilizzato per la realizzazione di schede computer ed altro materiale elettronico. Il cui smaltimento, ergo, è realtà già ben definita. Per le altre sue parti, il pannello prevede un rivestimento in vetro temperato, riciclabile come cristallo, e rifiniture di profili metallici.

Terza ed ultima componente, uno strato superficiale di Etil Vinil Acetato... la stessa sostanza di cui è composta una qualsiasi tovaglia di tipo impermeabile. Anche qui, smaltimento assicurato. La seconda tipologia, e vale sottilineare da subito quanto sia questa a costituire vero e serio problema, ha tra le sue componenti una sostanza pericolosa e altamente tossica come il telloruro di cadmio.

Le case produttrici ed installatrici di tale genere di impianto concorrono solitamente anche al loro ritiro e relativo smaltimento. Ma appare chiaro, ed in questa direzione già ci si sta muovendo, come la via del cadmio sia da abbandonare in favore del puro silicio.

Lo smaltimento del fotovoltaico: avanguardia e estera e italiana

Quasi scontato riferire come le prime imprese di installazione e smaltimento del fotovoltaico ad aversi lasciato alle spalle il telloruro di cadmio siano state tedesche. Non solo. Quelle stesse imprese si sono sobbarcate la responsabilità di provvedere alla sostituzione di questi pericolosi impianti in favore di pannelli al silicio.

Lungi dall'Italia, per ora, raggiungere tali livelli di efficienza. Eppure, ditte specializzate si stanno ben muovendo e stanno prendendo piede sul territorio nazionale. Un esempio su tutti, la ben organizzata impresa di diffusione e smaltimento del fotovoltaico collegata alla Anter (Associazione Nazionale Tutela Energie Rinnovabili), con sede a Prato.

Lo smaltimento del fotovoltaico: a quando una seria politica nazionale?

L'ultima riflessione è a questo punto sottintesa davvero. Come si può pensare che in uno Stato Nazionale dove ancora non si è raggiunto un livello di funzionamento almeno accettabile di raccolta e relativo smaltimento di rifiuti comuni secondo l'ottica della differenziazione, si proceda a vele spiegate sul mare aperto del reciclaggio di impianti destinati alla produzione di energie rinnovabili?

Come per molte altre cose in Italia, spetta al singolo e privato cittadino sensibilizzarsi, informarsi, agire. Arrabbiarsi, se necessario. In genere lo è.



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