Share Economy

Mondo Lavoro

Negli ultimi anni si sono sviluppate in maniera esponenziale, grazie anche alla mancanza di lavori fissi e contratti a tempo indeterminato, alcune realtà derivanti dal concetto di economia della condivisione o consumo collaborativo. La share economy oggi si è stanziata in maniera importante in tre settori in particolare: la ristorazione, i trasporti e i viaggi.

Share economy - Le realtà più in voga

Realtà come AirBnb, Uber e Gnammo hanno dato la possibilità a migliaia di persone di creare un piccolo introito per arrotondare o semplicemente per abbattere i costi, condividendo il proprio spazio abitativo, la propria macchina o le proprie competenze.

AirBnb ad esempio permette di creare un annuncio e affittare il proprio appartamento, le forme sono le più disparate. Questa forma di share economy permette di destinare per i viaggiatori l'intero appartamento o solo una porzione di esso in condivisione con altri turisti o con i padroni di casa, si può addirittura offrire un semplice divano. Le possibilità sono infinite e il portale guida l'utente nella compilazione dell'annuncio per renderlo il più possibile chiaro ed attraente.

Uber invece permette di scegliere fasce orarie in cui guidare ed offre piena autonomia nella scelta di chi si vuole accompagnare. Gnammo si divide principalmente tra cuochi e Gnammers e social restaurants. Si può scegliere di condividere un evento ed invitare i vari gnammers oppure semplicemente scegliere cosa e dove mangiare e sedersi a tavola  di qualche cuoco di Gnammo o per qualche special dinner particolare.

La share economy si dimostra versatile e condivisibile, il suo successo è dovuto principalmente alla possibilità di gestire liberamente una lavoro/hobby in modo da poter guadagnare qualcosa nella condivisione dei propri spazi o competenze. La share economy è immediata, indipendente e fino ad ora scevra da cavilli burocratici ed impedimenti formali che la rendono ad oggi l'economia di scambio che guarda al futuro.

Share Economy – Alcune considerazioni

Se da un lato ogni utente può facilmente trovare il modo di guadagnare attraverso la condivisione dei propri averi, dall'altro è impensabile ignorare la questione legislativa che deve consentire il rispetto da parte di tutti di determinate norme fondamentali anche per la share economy. Le leggi attuali, in ambito internazionale, non prevedono ancora particolari classificazioni e regolamentazioni per il mercato creato dalla share economy, è inevitabile quindi, nei confronti dei professionisti che operano nei vari settori interessati da questa “rivoluzione dal basso”, che si creino delle disparità a livello concorrenziale impedendo a chi è “in regola” di competere con chi invece non è ancora soggetto a nessuna particolare restrizione normativa. Da qui nascono i contrasti tra le realtà preesistenti e la share economy.

Share Economy – Qualche Numero

Molte realtà della share economy hanno registrato cifre da capogiro nell'ultimo anno inserendosi prepotentemente nel mercato azionario con quotazioni altissime. In breve tempo molti colossi, dei diversi settori interessati, si sono visti soffiare letteralmente una fetta di utenza senza poter competere con l'immediatezza e l'iniziale “sregolatezza” di questi nuovi accaniti concorrenti. Airbnb ha registrato una quotazione di 24 miliardi, Uber di 41,2 miliardi di dollari, Blablacar insieme ad altre realtà in costante crescita come Gnammo, GuidemeRight, YouPark e Petme.

In Italia l'impatto sul Pil della share economy si attesta all'1%, cifra che sembra poco rilevante, ma che sicuramente vedrà un'importante crescita durante i prossimi tempi anche grazie agli interventi in ambito legislativo voluti fortemente dagli attori principali e previsti nei paesi più interessati dal fenomeno tra cui l'Italia. Le proposte di legge sulla share economy, sono destinate a regolamentare in modo chiaro e semplice una forma di lavoro autonomo fondato sul concetto dello share immediato e della prestazione on-demand da distinguere in modo netto dal lavoro professionale o imprenditoriale continuativo.

Da inizio maggio infatti ha avuto inizio l'iter legislativo della proposta di legge partita dall'inter-gruppo parlamentare per l'innovazione sulla share economy. Per quanto riguarda Uber, il 24 maggio è stato presentato un emendamento al disegno di legge Concorrenza alla commissione Industria del Senato per rivedere la disciplina sui servizi pubblici non di linea.

In linea generale quello che le diverse amministrazioni cercano di ottenere è una norma “leggera” che inquadri in modo certo le diverse piattaforme della share economy. Si prevede l'istituzione di un nuovo Registro degli operatori posto sotto il controllo del Garante per la concorrenza e dei consumatori il cui accesso è garantito solo dalla presentazione, da parte delle varie aziende, di un profilo gestionale, una sorta di statuto, che chiarisca agli utenti i termini contrattuali. La share economy dovrà usare solo pagamenti elettronici, prevedere coperture assicurative e garantire la massima trasparenza riguardo le tassazioni patrimoniali. L'adeguamento è dovuto perché si stima che la share economy entro qualche anno triplicherà il suo fatturato coinvolgendo in maniera sempre più capillare le realtà economiche nazionali.

Sul portale Sharing Italia è possibile tenersi aggiornati sul mondo della share economy grazie alla presenza di diversi approfondimenti e news.



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