La vecchia e cara Inghilterra investe nelle nuove forme di energia fotovoltaica applicata agli edifici. È stata premiata, con un assegno di 150.000 sterline il progetto presentato dalla Oxford Photovoltaics che ha messo a punto un importante progetto di fotovoltaico organico. La Tecnology Strategy Board and Research Uk, uno dei più importanti organismi di ricerca e sviluppo del governo oltre manica, ha premiato l’azienda staccandogli un assegno che servirà ad implementare il progetto presentato, che rivoluzionerà il mercato dell’energia fotovoltaica... Il fotovoltaico organico è già di per sé una novità, tanto che ad oggi non ne esiste una versione da mercato. La sua particolarità, come suggerisce il nome, è sul materiale usato per la realizzazione dei pannelli solari. Il fotovoltaico organico si basa infatti su materiali di origine organica, che comporterà vantaggi in termini economici e di reperibilità, ma come controindicazioni ci sarà la stabilizzazione e la longevità dei materiali utilizzati. Controindicazioni che la Oxford Photovoltaics ha cercato di risolvere.
Le novità sul fotovoltaico organico - "l'invenzione dirompente"
Il fotovoltaico organico della Oxford Photovoltaics utilizza una tecnica simile alla serigrafia, ovvero, lo screen-printing: le celle fotovoltaiche vengono “stampate” direttamente sulla superficie di applicazione, grazie all’ossido di metallo immerso nella tintura organica e utilizzato come conduttore. Questo procedimento rende molto più facile la lavorazione, non c’è più il problema di incapsulare e sigillare. Se le celle degli impianti fotovoltaici finora sul mercato una durata di vita media di 2-3 anni, quelle della Oxford Photovoltaics possono competere con gli standard attuali. Per ora le celle del fotovoltaico organico della Oxford Photovoltaics saranno applicate ai vetri, dando a questi una leggera colorazione che dipenderà appunto dal tipo di tintura. In futuro si pensa all’applicazione su altri materiali, come i laminati d’acciaio. Il progetto di fotovoltaico organico ideato dalla società inglese è stato presentato in una competizione dal titolo emblematico: Disruptive Solutions Competition, dove Disruptive Solutions sta per “Invenzioni Dirompenti”.
Le novità sul fotovoltaico organico – le esperienze in Italia
Anche nel nostro paese si sta cercando di sviluppare nuovi sistemi per il fotovoltaico organico. A Lecce un gruppo di ricercatori sta studiando l'evoluzione dei materiali per la fabbricazione di celle Dssc («dye sensitized solar cell», sensibilizzate a colorante): a catturare la radiazione solare è una tintura organica o metallorganica. A differenza dei moduli in silicio, inoltre, i costi di produzione e di utilizzo su larga scala sono ridotti: vengono costruite anche queste con tecniche serigrafiche, simili alla stampa. L'obiettivo di lungo periodo per il gruppo leccese è di sviluppare la "building integration". Le pareti degli edifici e i vetri diventano pannelli solari grazie all'integrazione con le celle Dssc: sono semitrasparenti e adattabili alle esigenze di design. Contribuiscono alla produzione di energia elettrica nelle abitazioni. Inoltre, rispetto ai moduli in silicio, funzionano anche con il cielo nuvoloso e su pareti verticali. È un progetto sviluppato in collaborazione con la Daunia Solar Cell, una società del gruppo riminese Tozzi impegnata nel solare di terza generazione. A guidare il progetto è Giuseppe Gigli, coordinatore della divisione Organici del Laboratorio nazionale di nanotecnologie del l'Infn-Cnr, in collaborazione con l'Istituto italiano di tecnologia (Iit) e l'Università del Salento. Sono attività finanziate con fondi europei, regionali e industriali. Ma dall'accademia laboratorio il processo di produzione deve passare su scala industriale: è uno dei principali obiettivi del Polo Chose (Center for hybrid and organic solar energy) dell'Università Tor Vergata di Roma. È un team di ricerca multidisciplinare che riunisce fisici, ingegneri elettronici e chimici.








