La questione dello smaltimento e dell'augurabile riciclaggio del materiale fotovoltaico è inscindibilmente legata a quelle delle sue installazione e messa in uso, andando a costituire spesso un deterrente per il privato alla creazione dell'impianto stesso. Fatto noto è che la dismissione di uno di questi impianti debba in media avvenire a diciannove-venti anni trascorsi dalla sua prima messa in opera... una durata certo non lunga, ennesimo fattore che può indurre gli astanti a considerare l'impresa come non corrispondente alla spesa. Dunque?Lo smaltimento del fotovoltaico: i materiali
Lo smaltimento del fotovoltaico: avanguardia e estera e italiana
Lungi dall'Italia, per ora, raggiungere tali livelli di efficienza. Eppure, ditte specializzate si stanno ben muovendo e stanno prendendo piede sul territorio nazionale. Un esempio su tutti, la ben organizzata impresa di diffusione e smaltimento del fotovoltaico collegata alla Anter (Associazione Nazionale Tutela Energie Rinnovabili), con sede a Prato.
Lo smaltimento del fotovoltaico: a quando una seria politica nazionale?
L'ultima riflessione è a questo punto sottintesa davvero. Come si può pensare che in uno Stato Nazionale dove ancora non si è raggiunto un livello di funzionamento almeno accettabile di raccolta e relativo smaltimento di rifiuti comuni secondo l'ottica della differenziazione, si proceda a vele spiegate sul mare aperto del reciclaggio di impianti destinati alla produzione di energie rinnovabili?
Come per molte altre cose in Italia, spetta al singolo e privato cittadino sensibilizzarsi, informarsi, agire. Arrabbiarsi, se necessario. In genere lo è.








